Native Advertising e Content Marketing: now and beyond

Annunci a pagamento coerenti con il contenuto della pagina, con il design e il comportamento della piattaforma che li ospita. La Native Advertising è una forma di paid media piuttosto usata dai marketers. Si tratta di un contenuto sponsorizzato, promosso e visualizzato all’interno di un contesto editoriale.

Scopriamo di più su questa forma di online advertising, ipotizzando lo scenario dell’immediato futuro.

Immergersi nel contenuto…

L’Online Advertising, inteso nella sua accezione tradizionale, ha lo scopo di attirare l’attenzione dell’utente anche a costo di distrarlo da ciò che sta leggendo, in modo da comunicare con estrema efficacia il proprio messaggio.

Al contrario, la Native Advertising agisce in modo più contestuale, immergendo con naturalezza il messaggio pubblicitario all’interno del contenuto. Questo tipo di operazione stimola l’engagement. Accrescere la fiducia fa in modo di aumentare il CTR e i relativi tassi di conversione, perché offre ai visitatori una motivazione di acquisto più chiara e definita.

…Senza essere invadente

La peculiarità della Native Advertising è quella di non essere invadente per gli utenti. Il merito di questa tipologia di online advertising consiste proprio nel far diventare il messaggio pubblicitario parte del contenuto, catturando spontaneamente l’interesse dei lettori. In questo modo gli inserzionisti riescono a proporre degli annunci pubblicitari sempre più simili ai contenuti del sito web, con notevoli vantaggi in termini di efficacia e resa finale.

La differenza tra Native Advertising e Content Marketing

Il preludio a un rapporto che potrebbe iniziare e concretizzarsi con una conversione: è questo il Native Advertising. Il Content Marketing, invece, quel rapporto lo stabilisce e lo mantiene sul lungo periodo. Si parte dall’assunto che se l’utente visita una pagina web, manifesta un primo interesse. Lo stesso avviene per la pubblicità, replicando il modello della Native Advertising.

Dove la incontriamo

Questa tipologia di messaggio pubblicitario fa parte ormai della nostra dieta mediatica. Quotidianamente ci imbattiamo in qualche forma di pubblicità nativa, grazie ai True View di Youtube, i Tweet sponsorizzati o i post sponsorizzati di Facebook.

Native Advertising and beyond…

Per reagire al dilagante fenomeno del banner blindness, ossia la cecità da banner, era necessario aggirare l’ostacolo, piuttosto che affrontarlo a viso aperto. Ecco che con la Native Advertising nasce una sorta di antidoto, potenzialmente in grado di neutralizzare l’indifferenza nei riguardi della pubblicità.

Stimolare l’interesse del proprio target è sempre l’obiettivo principale da cui si parte, per poi sperare che il messaggio confezionato sia realmente efficace. La Native Advertising consente di aumentare la reach del messaggio. Ragione per cui diversi brand decidono a volte di mixare la classica campagna PPC con la promozione all’interno degli stream dei contenuti più seguiti. Secondo la logica per cui un contenuto interessante, che riscuote successo, stimola l’attenzione degli utenti, favorendo l’engagement.

Ma quale sarà il possibile scenario futuro alla luce di quanto detto? È ipotizzabile che i branded content si faranno sempre più largo perché in grado di far vendere alle aziende i loro prodotti in modo innovativo. Questo modello sfiderà la sensibilità del lettore, sempre molto all’erta nei riguardi della pubblicità, e sempre più preparato a riconoscerla, in qualsiasi contesto. Ma riuscirà davvero, questa volta, a distinguere i contenuti editoriali da quelli pubblicitari?

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